LAGNE

Lagne, quinto numero di TBD Ultramagazine, è dedicato alle pratiche e alle teorie del lamento. Lagne si costruisce come un faldone, una raccolta di lamenti provenienti da diverse parti del mondo e del contesto culturale.

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Alla radice del lamento si trova anche, forse soprattutto, il rumore, che genera rivolta. Tra corpi politici sempre più cooptati al rispettoso silenzio e a una rigida compostezza, il lamento appare più urgente che mai. Il pianto disperato, le grida di protesta o anche solo un sottile borbottare rispondono a un bisogno condiviso e impellente di rimarcare il proprio ruolo, che sfocia anche nel mondo delle immagini e dell’arte. Attraverso una riflessione su memorie taciute, ingiustizie sociali, mancanze individuali, la lamentela si esprime nelle arti visive sotto forma di contro-narrazione, archivio e testimonianza, occupando simbolicamente o fisicamente lo spazio urbano e veicolando le sue immagini in spazi di fruizione pubblica. Un esempio tra i tanti possibili è il caso delle Guerrilla Girls che, appropriandosi satiricamente del linguaggio dei manifesti pubblicitari, denunciano diseguaglianze di genere e meccanismi di esclusione del sistema artistico – facendo dell’immagine artistica uno strumento di lamento e denuncia collettivo e condiviso. Così la protesta produce (anche) immagini e instaura con la loro circolazione un rapporto inscindibile. Lagne, quinto numero di TBD Ultramagazine, è dedicato alle pratiche e alle teorie del lamento. Cahier des doléances contemporaneo, Lagne traccia un prontuario della “buona lagna” in un presente in cui i motivi per lamentarsi si moltiplicano, mentre gli spazi per farlo si restringono. Graphic Design: Andrea Burchiani Contributi di: Federico Abate e Eugenia Pacelli, Alessandra Sebastiano, Alessia Cerruti, Sarah Ahmed (Intervista), Kristiana Mile, Lucrezia Zucconi, Maria Serafini, Camilla Zennaro, Edoardo Taddia, Adelita Husni Bey Ultra: Giuseppe Di Liberto

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Editoriale

La cultura del lamento, tuttavia, ha radici profonde e stratificate. La storia offre un’ampia antologia di pratiche del lamento, inteso come codice collettivo e universale, in grado di trasformare la sofferenza in partecipazione. Reclamare attenzione, infatti, significa anche collettivizzare un dolore, inscriverlo in forme e rituali condivisi che vanno dalle liturgie popolari ai canti funebri, dai pianti rituali delle comunità mediterranee alle opere liriche (pensando ai lamenti barocchi del compositore Claudio Monteverdi). Nella Francia prerivoluzionaria, i Cahiers de doléances raccoglievano rimostranze, lamentele e rivendicazioni del popolo per dare forma a movimenti che portassero a nuovi ordini politici, riformando il sistema monarchico. In lingua inglese, ancora oggi, il verbo “to complain” rimanda tanto al lamento quanto alla rivendicazione di un torto, e nella sua declinazione più formale – to file a complaint – al gesto del lamentarsi come concreta richiesta di giustizia.

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Lullament. Melodie Liminali tra la Vita e la Morte

Federico Abate ed Eugenia Pacelli mettono in relazione la ninna-nanna e il lamento funebre. A partire dal neologismo “lullament”, crasi tra lullaby e lament, il contributo indaga le corrispondenze tra due pratiche vocali che accompagnano momenti liminali dell’esistenza: l’ingresso nella vita e il suo congedo. La voce, la ripetizione, il ritmo e la dimensione relazionale del canto sono interpretati quali strumenti attraverso cui la vulnerabilità viene accolta e condivisa.

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Sirene. Di incanti nefasti e ammalianti lamenti

Sirene. Di incanti nefasti e ammalianti lamenti di Alessandra Sebastiano, è dedicato alla figura delle Sirene tra mito, letteratura e immaginario visivo. Attraverso fonti classiche e riletture moderne, il testo ricostruisce la complessità di queste creature, soffermandosi in particolare sulla dimensione sonora del loro canto. Le Sirene vengono così osservate non solo come figure stereotipiche della seduzione e del pericolo, ma anche in rapporto al lamento femminile, al lutto e alla soglia tra vita e morte.

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Per Disgrazia Ricevuta

Nel saggio visivo Per dis(grazia) ricevuta, Alessia Cerruti si concentra sulla tradizione degli ex voto anatomici e sulla possibilità di rielaborarla nel presente. Il contributo parte dall’ex voto come immagine materiale della sofferenza, della richiesta e della guarigione, per poi interrogarsi su come rappresentare forme di malessere meno visibili, legate alla sfera psicologica e interiore, in una riflessione collettiva sul rapporto tra dolore e condivisione.

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Di Lamenti e Lagne. Intervista con Sarah Ahmed.

L’intervista della redazione a Sara Ahmed affronta il tema del “complaint” come pratica teorica, politica e istituzionale. Ahmed riflette sulla lamentela come metodo queer e come strumento capace di rendere visibili le strutture che regolano le istituzioni. Il dialogo attraversa il rapporto tra voce, corpo, denuncia, rumore e potere, soffermandosi anche sui modi in cui le lamentele vengono neutralizzate o, al contrario, messe in relazione tra loro.

Liberare il lamento: dalla vajtojcë alla femminista guastafeste nella diaspora albanese

Nel saggio Liberare il lamento, Kristiana Mile analizza la tradizione albanese del vajtim, il lamento funebre femminile, a partire dalla figura della vajtojcë. Il contributo ricostruisce il ruolo rituale e sociale di questa pratica, mettendone in luce il rapporto con le strutture patriarcali e la dimensione comunitaria del lutto. A partire dall’esperienza diasporica e dal pensiero femminista, il lamento viene riletto dall’autrice come possibile spazio di presa di parola e trasformazione.

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Lamento as a Service: economie del pianto digitale

Con Lamento as a Service: economie del pianto digitale, Lucrezia Zucconi sposta invece l’attenzione sulle piattaforme digitali e sulle forme contemporanee di esposizione della vulnerabilità. Il contributo analizza il passaggio del lamento da pratica situata e comunitaria a contenuto algoritmico. Senza ridurre il pianto online a semplice spettacolarizzazione, il testo osserva le condizioni tecniche ed economiche che oggi ne determinano la circolazione.

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Gestures in Motion: Toward an Atlas of Digital Lament

La ricerca visiva di Maria Serafini indaga invece la sopravvivenza dei gesti del lamento nelle immagini generate dall’intelligenza artificiale e in alcuni ambienti visuali contemporanei, tra cui TikTok. A partire da riferimenti a Warburg, De Martino e alla storia culturale del pianto funebre, Serafini osserva la ricorrenza di posture e configurazioni gestuali – mani sul volto, sul capo, sulle tempie – come forme visive che persistono e si trasformano attraverso nuovi dispositivi tecnici. Il contributo riflette inoltre sui regimi di visibilità e sui bias di genere che accompagnano queste immagini.

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Il grido lascia nell’aria un’ombra di cipresso

Con Il grido lascia nell’aria un’ombra di cipresso di Camilla Zennaro, il lamento viene affrontato come matrice performativa nelle pratiche sonore contemporanee. Il contributo parte dal cante jondo e dalla riflessione di Federico García Lorca sul duende per arrivare a una serie di ricerche artistiche attuali che lavorano sulla voce, sul grido, sul lutto e sull’ascolto collettivo. Il testo mostra come pratiche vocali rituali e tradizioni sonore diverse possano essere riprese e trasformate in contesti performativi contemporanei.

Poveri Noi e Beati Voi

Poveri noi e beati voi di Edoardo Taddia riporta la lagna in una dimensione domestica e vernacolare. Ambientato nella bassa bolognese, tra cucina e giochi di carte, il testo narrativo restituisce il lamento come formula ripetuta, un’abitudine affettiva intergenerazionale che attribuisce alla nenia lamentosa il potere di rivendicare il proprio stare al mondo.

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Il Fiato del Suolo

Il contributo “d’artista” di Adelita Husni-Bey riflette sul lamento come pratica collettiva di memoria e protesta a partire da Il fiato del suolo, una pièce teatrale partecipativa realizzata con gli operai di Marghera realizzata a Ocean Space a Venezia (2025), che trasforma la voce in strumento condivisi di testimonianza, lotta e presenza. I contributi qui presentati – poesie del poeta-operaio Ferruccio Brugnaro, estratti della pièce teatrale, fotografie di documentazione e materiali d’archivio – costituiscono una selezione dei materiali di ricerca su cui l’artista ha costruito la performance, parte del più ampio progetto tuttora in elaborazione.